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Aspetti storici ed evoluzone del "Malvasia
di Bosa" |
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A Bosa la vite è una pianta familiare, tipica non
solo dell'ambiente rurale ma anche di quello cittadino. Il
Casalis, nel descrivere le vie della città nell' ottocento
afferma che: "Bello è dalla primavera all'autunno
l'aspetto di questa fronte della città per le molte
pergole che ombreggiano le finestre "( Goffredo Casalis:
Dizionario storico-statistico-commerciale degli stati di S.M
e di Sardegna. Voi. Il Torino 1833 pag. 535); cosi anche il
Valery nel "Viaggio in Sardegna" compiuto nel 1837
scrisse: "Le finestre del lungo Temo adorne di spessi
pergolati, sono d'un effetto incantevole"( Valery: Viaggio
in Sardegna, Edizioni della fondazione Il Nuraghe, Cagliari
1931). Questo significa che, anche alle finestre delle case
lungo la strada che costeggia il fiume vi erano dei pergolati
che ombreggiavano e ornavano la via. L'elemento della vite
è presente ancora oggi nelle attività artigianali
locali, che riproducono oltre a simboli di natura faunistica,
mitologica e religiosa, simboli di natura vegetale; fra questi
la vite è prevalente, infatti, la possiamo trovare
riprodotta nel filet, ove il simbolo della pianta e dell'uva
sono tra i motivi fitomorfi dei ricami realizzati dalle donne,
con frequenti particolari della vite stilizzati; lavori questi
che in genere vengono utilizzati come copritavolo e soprattutto
come tovaglie per gli altari; le rappresentazioni della pianta
sono anche presenti nei prodotti della lavorazione della filigrana
e della pietra; era ed è un simbolo di buoni raccolti
e di ricchezza. Ha una lunga storia il Malvasia della Planargia
anche se diverse sono le ipotesi storiche sulla sua origine.
Non vi è testo nel mondo antico greco-latino che dia
notizie di queste viti per consentirci di stabilire un punto
d'origine delle odierne Malvasie, origine che invece esiste
per i Moscati. Secondo alcuni, il Malvasia sarebbe originario
della Grecia ed in particolare di una città della costa
sud-orientale del Peloponneso chiamata in antichità
Monembasia o Monenvasia ed oggi proprio Malvasia. Questa antica
località marittima, fortificata, il cui nome significa
"città con un solo porlo", nel secolo XIII
era famosa in tutta la Grecia per il suo vino detto di Monobasia. |
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Il porto della città, protetto da un’alta roccia
a strapiombo sul mare, aveva un ingresso strettissimo e pertanto
molto difficile da conquistare. Un potente principe greco, per
espugnare la fortezza, chiese aiuto ai veneziani, che, dopo
la conquista attuata rimasero in quel territorio e dopo pochi
anni, precisamente nel 1248, si spinsero nell’entroterra
per scopi commerciali( Biondo-Fazzi: Le strade del vino in Sardegna,
s.vi.sa. snc editrice, Cagliari 1980). I veneziani seppero subito
apprezzare quel vino, presero alcune viti e le trapiantarono
a Creta, loro possedimento da mezzo secolo. Questo vitigno tu
poi trapiantato nel Veneto; il vino prodotto era molto richiesto
nelle locande di Venezia tanto che queste furono chiamate "Malvasie"
proprio perché lì veniva bevuto il profumato vino
originario della Grecia. Ancora oggi a Venezia questo termine
è presente nella toponomastica e si può percorrere
la Calle della Malvasia e il ponte della Malvasia( Guida d'Italia
del Touring Club Italiano: "Venezia e dintorni" Milano
1969).
Attraverso gli scambi commerciali il vitigno fu in seguito diffuso
in Europa meridionale e nelle Canarie e quasi certamente nello
stesso periodo anche in Sardegna. Secondo altre ipotesi, l'introduzione
del vitigno Malvasia nella nostra isola risalirebbe al V secolo
d.C., subito dopo la caduta dell'Impero Romano( Biondo-Fazzi
: Opera citata a pagg. 210-211). Comunque stiano le cose, la
vite Malvasia e qui coltivata da moltissimi secoli ed il vino
prodotto, ha avuto via via nomi diversi, come Marvasia, Marvagia,
Mamarsia, Malmazia (A.Cara: Schizzo di vocabolarietto ampelologico
comprendente le varietà di vite coltivate in Sardegna,
Stab.tipografico Serreli, Cagliari. 1903) e, in alcune parti
della Sardegna, in particolar modo nel nuorese viene dialettalmente
detto "Alvarega" o "Arvarega" corrispondente
all'italiano "Bianca Greca" che conferma quanto detto
sulle origini di questo vitigno. |
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A cura di Columbu Rafael
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