Vinibosa
 
 
 
I vari riconoscimenti avuti nel corso della storia
 
La bontà del "Malvasia di Bosa" si trova espressa in molte pubblicazioni, recensioni, studi fatti in epoche diverse, alcune di queste vengono di seguito riportate:
"I principali viticultori sono sessanta. La vigna non meglio prospera altrove, e produce vini lodatissimi, che sono il bianco, la malvagia e il miscellaneo, volgarmente detto seberu, che imita la malvagia, e in poca quantità moscato e vin nero. La Malvagia di Bosa è famosa in tutta l'isola e se cede a quella di Cagliari in potenza, la sorpassa in soavità. Essa sostiene il paragone coi più famosi vini dell'Europa meridionale, e se abbia quell'aumento di bontà che suol dare il tempo, resta superiore a tutti. La quantità di mosto che s'invasa ordinariamente nell'autunno si computa in botti 6,300 eguale a pinte o litri 3,150,000 una di cui non piccola frazione vendesi all'estero. Le vigne sono circa mille. Ricavasi acquavite da dieci alambicchi. "(Goffredo Casalis, opera citata).
Queste poche considerazioni sono un indicatore fedele della realtà produttiva e commerciale allora esistente nella città, - importante scalo commerciale e capoluogo di provincia - neanche lontanamente paragonabile all'odierna realtà vitivinicola che e possibile riscontrare a Bosa.
Deve essere messo in evidenza il fatto che i dati riportati dal Casalis si riferiscono alla sola realtà produttiva di Bosa e non anche della Planargia (le cui caratteristiche produttive sono riportate in un'apposita, diversa sezione dell'opera citata). E' ancora da sottolineare l'esistenza del vino seberu chiamato anche Alvaranzeliu o Alvararizeliadu; un ottimo vino bianco troppo spesso, anche in epoche recenti, spacciato per Malvasia - che in verità possiede in più solo il caratteristico bouquet - per via delle più elevate rese unitarie di produzione ("Attualmente la produzione di Malvasia e limitata a circa un migliaio di quintali, perché l'agricoltore della Planargia e del colle-piano del Temo accorda la preferenza ad altri vitigni molto più produttivi fra cui l'Alvaranzeliadu, con cui cerca di mitigare la scarsa produttività della Malvasia". Fonte M. Vitagliano, opera citata).
Altre citazioni sul vino in esame le troviamo espresse ad esempio in un opera del Trentin, il quale esplicitamente scrive: "La Malvagia migliore è quella di Bosa, nel circondario di Oristano, ove riesce con un profumo delizioso, ma se ne produce poca ed i proprietari difficilmente se ne privano"( Pompeo Trentin: Manuale del negoziante di vini italiani nell'Argentina - Buenos Aires 1895 pag. 262). Ancora: "Essa, (la Malvasia di Bosa) è fabbricata con la cosi detta Malvatica o Malvasia di Sardegna ad acini bianchi e rotondi. Jl vino che se ne ottiene ha pregi speciali che dipendono assai più dalla materia prima e dal clima locale che non dal metodo di fabbricazione"(Ottavio Ottavi: Vini di lusso - Casale Monferrato 1905).
Per parlare di anni più recenti merita di essere citato quanto ha scritto nella sua opera "Uve da vino" del 1925 il Marzotto: "in Sardegna si coltiva una Malvasia di natura più delicata della Vernaccia, meno diffusa di questa, che produce un vino fine e pregiato, ma non sappiamo a quale delle Malvasie descritte possa appartenere".
Già nel 1937 al "Malvasia di Bosa" fù concesso il titolo "tipico" con la conseguente catalogazione nell'Enoteca Nazionale che ne valorizzò la pregiata varietà.
Nel 1981 un campione di vino Malvasia ottenuto da un produttore locale partecipò casualmente ad una mostra enologica conquistando le attenzioni dei partecipanti che hanno avuto occasione di degustare il prodotto.
Di questo fatto diede risalto la rivista il Mondo permettendo una diffusione in termini di marketing come non mai. Dopo tale pubblicazione lo stesso produttore fù assalito da richieste di un quantitativo di prodotto talmente elevato che, chiaramente non riuscì a soddisfare neanche in minima parte; richieste che pervennero da più parti, anche dall'estero; questa esperienza è indicativa del fatto che l'ottima qualità del vino è stata apprezzata e subito premiata, ma visti gli esigui quantitativi prodotti rispetto alla domanda, il discorso commerciale si è interrotto sul nascere. Il fatto è anche indicatore delle enormi potenzialità che ha questo prodotto se si da luogo ad una profonda trasformazione delle strutture produttive esistenti in Planargia.
Ci si trova quindi di fronte ad un vino da secoli e secoli apprezzato non solo a Bosa ed in Sardegna, ma anche all’estero grazie al dinamismo che ha caratterizzato, soprattutto nel passato alcuni imprenditori, che individualmente hanno contribuito, per quanto nelle loro possibilità, ad una diffusione di uno degli aspetti positivi di Bosa e della Planargia.
 
A cura di Columbu Rafael